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L'AUTOANALISI DI CIRCOLO
Il tema dellautoanalisi di Circolo è particolarmente
correlato con il tema della qualità della scuola e con le esigenze espresse dal
Piano dell'Offerta Formativa (POF).
Se il POF è uno strumento
(documento) attraverso cui la Scuola rende trasparente e leggibile ciò che fa e
perché lo fa ed assume responsabilità nei confronti dei risultati che
produce, allora, diventa essenziale un momento di analisi e controllo che permetta di
valutare la proposta formativa, ladeguatezza fra la dichiarazione dei propri fini e
obiettivi e i risultati conseguiti sul piano educativo. E un processo necessario
agli stessi operatori della scuola e indispensabile per gestire la complessità interna e
esterna.
La cultura della qualità vuole sostenere lo
sviluppo di un modo nuovo di essere della scuola che, attraverso la valorizzazione di
tutte le risorse professionali interne, anzitutto si proponga di perseguire, con la
massima efficacia ed efficienza possibili, gli obiettivi che le sono propri, sviluppando
coerentemente i programmi dazione e traducendoli in risultati chiaramente
identificabili e valutabili.
La qualità si presenta perciò come la condizione per
attuare, gradualmente ma realisticamente, il rinnovamento della scuola anche secondo le
indicazioni della Unione Europea, in base alle quali essa è considerata come: "Un
luogo di vita strutturata a sistema dove interagiscono molteplici attori (allievi,
insegnanti, genitori, autorità locali, ecc.), un luogo delle regolazioni delle risorse
esistenti, unorganizzazione che può offrire servizi al contesto nel quale
intrattiene relazioni dinamiche ed interdisciplinari" - libro verde della CEE
29/9/93.
La diffusione della cultura della qualità nelle scuole,
così come intesa dal MPI, non si realizza nella semplice applicazione di norme, ma
richiede che ogni singola scuola accetti la fatica di un percorso e di unesperienza
trovando, in se stessa, anzitutto, le risorse e la determinazione necessarie a raggiungere
un risultato valutabile. E un cammino pluriennale che implica forti motivazioni e un
lavoro costante per migliorare "il fare scuola" quotidiano
Il clima organizzativo
Il clima organizzativo è una nozione che ha costituito la
base di molti tentativi di studiare le organizzazioni trattandole non solo come realtà
strutturali ma utilizzando anche un approccio di tipo psicologico. In effetti il clima è
una dimensione soggettiva, e ha a che fare quindi con i sentimenti, gli atteggiamenti, le
percezioni delle persone.
Il complesso degli studi su questo argomento converge
infatti nel definire il clima come linsieme delle percezioni che gli individui che
vivono e operano nellambito di una organizzazione hanno dellorganizzazione
stessa: dei suoi aspetti strutturali, delle attività che vi si svolgono, delle relazioni
che si instaurano. Il rapporto che si può stabilire tra clima e qualità passa perciò
attraverso il concetto di motivazione: - uno dei principali fattori che concorrono alla
realizzazione di un prodotto/servizio di qualità è il coinvolgimento delle persone che
lavorano nellorganizzazione, in modo da renderle attivamente partecipi
dellimpresa generale di ricerca del successo.
La motivazione è ciò che mobilita le energie psicofisiche
dellindividuo organizzando il comportamento verso uno scopo. Essa è in genere
strettamente correlata al livello di accettazione, stima, fiducia che un ambiente
manifesta nei confronti di un soggetto, in modo da rafforzare la sua fiducia in sé. Il
bisogno di autostima e di essere stimato dagli altri è fondamentale per ogni individuo,
che sarà perciò attratto dalle situazioni in cui questo bisogno ha maggiori probabilità
di essere soddisfatto.
Nellambiente scolastico la realizzazione di un clima
sociale positivo riguarda sia lorganizzazione in generale, per motivare il personale
(direttivo, docente, amministrativo. ausiliario) a dare il meglio di sé in relazione agli
scopi da perseguire, sia la classe, per coinvolgere effettivamente gli alunni nel processo
di "formazione umana e critica della loro personalità".
Le variabili che concorrono a definire un clima
organizzativo possono essere classificate in molti e diversi modi. Mi sembra che le
dimensioni più significative nellambiente scolastico possono essere: - le
comunicazioni; - i gruppi e il senso del potere; - gli stili direttivi; - il rapporto
costi/benefici; - gli aspetti fisici dellambiente; - limmagine della scuola;
ed il suo sistema di verifica e valutazione non solo degli alunni ma anche dei processi di
insegnamento attivati.
La scuola come sistema complesso
Proprio perché richiede un sistema di operazioni
complesso, la produzione del servizio scolastico deve essere attentamente presidiata in
ogni sua fase e deve vedere un monitoraggio attento e costante dei fattori in gioco. Deve
essere realizzata una programmazione operativa che individui con chiarezza, autonomia e
responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, che individui precisi meccanismi di riporto
e strumenti di controllo. Tutte le risorse utilizzate (competenze del personale,
motivazioni e capacità degli allievi, dotazioni e strutture, informazioni ... devono
essere oggetto di azioni identificate di mantenimento e sviluppo.
Il progressivo interessamento delle teorie
dellorganizzazione ai sistemi scolastici trova una spiegazione nella consapevolezza
- prima teorica e, successivamente, politica - della complessità e della importanza del
rapporto fra le istituzioni della scuola ed i contesti in cui esse sono chiamate a
svolgere il proprio compito formativo.
I. Bassotto (in Dirigenti Scuola n°5/95) individuare tre
diversi paradigmi con cui è stata studiata lorganizzazione scolastica.
La scuola come "organismo": è
lapproccio che fa riferimento alla Teoria Generale dei Sistemi (Von
Bertalanffy,
1969) e che si basa su una concezione della organizzazione centrata sui principi di
"equilibramento", "equifinalità", "integrazione", mutuati
dai paradigmi della ricerca biologica. In altri termini lorganizzazione scolastica
sembra essere interpretabile - come qualsiasi altro sottosistema della società - nei
termini della aggregazione di più risorse (integrazione) per il conseguimento di
obiettivi comuni (equifinalità), secondo una strategia cooperativa volta alla fornitura
di un prodotto (o servizio) ad una utenza ben determinata e conosciuta (equilibramento).
Il presupposto di queste teorie è che le organizzazioni nascano, vivano, si trasformino
in funzione dei loro scopi e obiettivi; e che, in virtù di essi, elaborino al proprio
interno - o assumano dallesterno - le tecnologie necessarie al proseguimento dei
risultati che si prefiggono.
La scuola come "arena": partendo dalla
constatazione della presenza del conflitto fra scopi individuali e di gruppo (Argyris,
1972) e facendo propri i contributi delle teorie della motivazione (Marlow, 1954) e della
leadership (Selznick,1957), si sono andati affermando dei paradigmi di analisi delle
organizzazioni di tipo "negoziale", ovvero come sistemi paragonabili ad una
sorta di "campo di gioco" (o "arena") in cui i soggetti sono chiamati
a contrattare di volta in volta scopi e strategie per il loro perseguimento. In questo
senso anche la scuola può essere letta come una costruzione sociale, le cui "azioni
collettive" sono soggette a "razionalità limitata" (Simon, 179), in cui le
parti (o sottoinsiemi) sono connesse da "legami deboli" (March & Olsen,
1975), i giochi (o strategie) del "potere" si confrontano in maniera
antagonistica sulla base di norme "burocratiche" ascritte (Crozier-Friedgerg,
1978).
La scuola come "impresa": la scoperta e la
valorizzazione della sostanziale ambiguità e complessità (Morin, 1977) delle
organizzazioni ha portato a ripensare la dinamica organizzativa in chiave dialettica fra
individuo e gruppo, cooperazione e conflitto, ordine, disordine ecc., in una costante e
sistematica ricerca di un equilibrio, che non è il punto di arrivo, ma la molla che
spinge le organizzazioni a progettare continuamente il proprio cambiamento. E
questo il senso della metafora dell"impresa" applicata alle
organizzazioni: non nel senso tayloristico di sistema di produzione, ma in quello
rinascimentale delle "audaci imprese" cavalleresche o romantico
dell"umana avventura". Secondo questo punto di vista gli individui non
collaborano nellorganizzazione per un ordine naturale superiore (come le parti di un
organismo), né per quellestremo residuo di scambio negoziale che lega
linteresse degli individui a quelli della struttura in cui operano (come in una
squadra di calcio che gioca nello stadio), bensì per una consapevole ed intenzionale
strategia, che accomuna le persone ed attribuisce alla organizzazione una sorta di identità
sovraindividuale (Crozier, 1987).
Prospettare una propria identità alla singola scuola porta
ad individuare nella dinamica del cambiamento (che a scuola si chiama
"innovazione") il processo mediante il quale gli individui e le organizzazioni
cercano un punto di equilibrio tra bisogni individuali ed esigenze del sistema. Tale
principio assume una rilevanza ancora maggiore in quel particolare tipo di organizzazione no-profit
che è la scuola: in essa, infatti, lattenzione ai bisogni dellutenza (che è
il motore di qualsiasi azione organizzativa) risulta affievolita (quando non azzerata) dal
complesso delle "guarentigie" con cui gli "attori" in essa operanti si
sono assicurati (per le ragioni storicamente anche più plausibili) la propria
indipendenza dai contesti e dalla domanda sociale (Romei, 1991).
Il problema è, dunque, quello di recuperare un rapporto
dialettico e costruttivo fra offerta del servizio scolastico e bisogni dei destinatari
dello stesso: ciò che si prefigge, appunto, la strategia della qualità (Collard,
1991).
In altri termini si tratta di creare quella "cultura
organizzativa" che per le persone operanti nella organizzazione è data dai modi
di risolvere i problemi di integrazione interna, mentre per lorganizzazione
in sé è rappresentata dai principi di fondo che ha imparato a gestire per adattarsi
alle condizioni ambientali esterne ed alla loro domanda di servizi (Gagliardi, 1986).
Si tratta di una interpretazione della organizzazione scolastica dalla quale emerge una
idea di scuola come luogo di apprendimenti dei diversi attori sociali. In ciò
consiste, per lappunto, la "qualità" della scuola, che non è commisurata
semplicemente al prodotto (risultati scolastici degli alunni), ma alla capacità del
sistema di realizzare l"impresa" di creare le condizioni per un
apprendimento costante da parte di tutti i soggetti ed i sottosistemi
dellorganizzazione.
La scuola si valuta
Un sistema complesso che eroga un servizio deve essere
valutato sistematicamente per misurarne lefficacia e garantirne lefficienza.
Anche la scuola deve essere valutata, tanto più che ora si apre ad una autonomia di
organizzazione e di gestione. Di questa necessità sono pervasi, come si può vedere,
tutti i sistemi scolastici europei passati allautonomia.
In Italia il disegno di legge prevede listituzione di
un servizio nazionale di valutazione del sistema scolastico nel suo complesso e delle
singole unità scolastiche.
Il progetto di circolo costituisce al tempo stesso "la
cornice e il motore" del processo di implementazione della qualità delle prestazioni
di una unità scolastica.
Promosso dal Collegio dei docenti e coordinato e
diretto dal Dirigente scolastico, il Progetto, articolato su un arco temporale
biennale e triennale, può prevedere: - lindividuazione delle aree critiche del
processo formativo e di apprendimento e le eventuali disfunzioni dei servizi scolastici; -
la definizione degli standard prestazionali qualitativamente soddisfacenti; - la
definizione degli obiettivi intermedi e finali per ladeguamento qualitativo delle
prestazioni; - la predisposizione degli strumenti organizzativi e delle incentivazioni
funzionali agli obiettivi individuali; - la definizione delle responsabilità operative
nellarticolazione degli interventi; - la definizione dei tempi di realizzazione; -
la predisposizione dei criteri di verifica, controllo e valutazione in itinere ed ex post
del progetto.
Si possono ipotizzare alcune fasi o tappe di percorso. In
una prima fase è opportuno che ogni Circolo, allinizio del progetto, sia in grado
di fare una lista delle caratteristiche della propria azione (attraverso un questionario o
forme di interviste particolarmente accurate). Si tratta di un vero e proprio check-up di
Circolo: si rilevano i principali punti di forza sui quali esso può far leva per
migliorare la qualità del servizio offerto e mettere in luce i principali punti di
non-qualità che determinano una caduta dei livelli di soddisfazione dellutente e
delladeguatezza complessiva della formazione erogata. Vengono così individuate
alcune aree di intervento e miglioramento.
La seconda parte del progetto potrà costituire i gruppi di
lavoro-miglioramento incaricati di studiare il risultato dellautoanalisi e di
mettersi allo studio per migliorare alcuni punti deboli della propria organizzazione. Per
esempio i problemi individuati potrebbero essere: laccoglienza ai nuovi alunni delle
classi prime; la valutazione formativa; i carichi di lavoro degli alunni ecc. I risultati
dei gruppi di miglioramento, poi, orientano lattuazione dei programmi operativi,
attentamente e frequentemente verificati e valutati.
Per quanto riguarda le aree di intervento la scuola è
chiamata a rispondere ad una molteplicità di aspettative e di richieste che provengono
dai vari soggetti con cui intrattiene un rapporto di interscambio. In questo interscambio
si esprime anche una duplice dimensione della scuola che rappresenta sia un servizio
rivolto ad una utenza e sia una funzione in quanto organismo delegato dalla collettività
ad assicurare la formazione per gradi e quindi può intervenire a modificare la stessa
domanda di formazione e a stimolare nuove aspettative. In rapida sintesi si possono
individuare come interlocutori: lalunno con una domanda principale di benessere; la
famiglia con aspettative di riuscita, di successo; le istituzioni sovraordinate con
richieste di adempimenti; il mercato locale con esigenze di abilità, la struttura
produttiva con una domanda di competenze; ed il contesto sociale e culturale con
sollecitazioni in merito a valori e comportamenti.
Unattenzione tutta particolare merita il capitolo
degli indicatori di qualità, in base ai quali è possibile unazione di
miglioramento. In termini educativi potremmo dire che "lindicatore è composto
da informazioni statisticamente valide relative ad aspetti significativi del sistema
educativo; fornisce un sistema per misurare progressi o regressioni nel tempo, di un
gruppo di allievi sottoposti ad un trattamento; è rappresentativo della politica
scolastica". (Conferenza US/OEC 1987).
Lindicatore è quindi uno strumento che consente di
rilevare gli elementi qualificanti di un determinato processo e richiede la qualificazione
del fenomeno mediante lindividuazione e la scelta di variabili.
Il miglioramento della qualità richiede che venga misurato
sia il prodotto (o lefficacia) del servizio prestato e quindi la soddisfazione degli
utenti, i risultati di apprendimento ottenuti , il successo nel successivo grado di
istruzione; e sia il processo (o lefficienza) di erogazione del servizio e quindi
lutilizzo delle risorse (umane, di attrezzature, finanziarie), le modalità di
organizzazione, le procedure di programmazione e valutazione, le collegialità e
lattività didattica.
Nel contesto di un Progetto Educativo di Circolo (PEC) è
possibile ipotizzare lintroduzione di alcuni strumenti operativi in grado di
interessare tanto le funzioni di management quanto quelle più propriamente didattiche. In
sintesi lintroduzione di:
- strumenti di autodiagnosi della qualità
finalizzati alla autovalutazione sistematica delle prestazioni del sistema sulla base di
indicatori, parametri e soglie prestazionali di carattere qualitativo e quantitativo;
- strumenti per lautocertificazione e la
trasparenza procedurale finalizzati alla descrizione delle principali funzioni
didattiche ed organizzative, dal livello "micro" dellunità operativa
(classe) al livello macro dellUnità Scolastica;
- strumenti per lideazione e
limplementazione della qualità finalizzati alla individuazione di soluzioni
organizzative e modalità didattiche capaci di garantire un elevamento verso lalto
della qualità e delle prestazioni del sistema;
- strumenti per la valutazione dei
risultati raggiunti che consentano lattribuzione dei riconoscimenti
professionali ed economici ai docenti impegnati con successo in attività di
qualificazione;
- strumenti per la promozione della qualità
(progetti editoriali centralizzati) che consentano la massima visibilità del ruolo
sostenuto dai docenti e la massima circolarità delle idee e dei programmi dazione
intrapresi, per i quali sia stato possibile certificare lefficacia operativa
Lautodiagnosi qualitativa delle prestazioni interessa
tanto le funzioni gestionali e organizzative quanto quelle più strettamente didattiche,
ed ha per obiettivo lindividuazione di parametri e soglie di efficacia ed efficienza
relativamente:
ad alcuni indicatori strutturali della qualità dei
processi e del prodotto formativo delle unità scolastiche pensate come sistemi e come
agenzie formative operanti in un specifico contesto socio-territoriale;
ai bisogni ed alle aspettative di unutenza
individuale (studenti, famiglie) e di "mercato" (sistema produttivo) e
collettiva (Istituzioni scolastiche e comunità locale).
Limpostazione di una prospettiva di autodiagnosi non
può, ovviamente, non avere ben presenti le caratteristiche della scuola e cercare di
comprenderla sempre meglio.
In estrema sintesi si può ricordare che la scuola è:
- un sistema "aperto e plurale" e queste
caratteristiche la portano a dovere fare i conti sia con l'ambiente circostante sia con un
processo di democrazia interna;
- un'organizzazione finalizzata, il che comporta
l'uso di sistemi di programmazione e di verifica, in modo che siano ottimizzate
l'efficienza e l'efficacia;
- un'organizzazione sociale, il cui successo è
in buona misura determinato dal grado di professionalità dei suoi operatori e poiché non
esistono sistemi di formazione di base e di selezione efficaci, la professionalità deve
essere garantita da iniziative continue di formazione permanente;
- un'agenzia educativa di vitale importanza, per
cui gli operatori devono assumersi la responsabilità di promuovere in modo programmato e
verificabile lo sviluppo delle capacità psicologiche, relazionali e sociali degli
allievi;
- unistituzione con compiti di istruzione
e con limpegno a migliorare costantemente la didattica al fine di ottenere i massimi
risultati circa l'apprendimento;
- un posto di lavoro, nel quale i problemi organizzativi e
relazionali occupano un posto non secondario; gli aspetti soggettivi degli
operatori (soddisfazione, clima generale, rapporti, ecc.) richiede la massima attenzione
in quanto influenza fortemente il lavoro nella classe.
E ancora il caso di rilevare che se è vero che molti
aspetti del lavoro scolastico devono essere innovati, è pur vero che ogni innovazione
deve essere sperimentata e valutata criticamente, ed in seguito consolidata con
opportune iniziative di documentazione e di diffusione.
Il processo continuo di specializzazione delle funzioni e
di integrazione, sia all'interno che verso l'esterno, è caratterizzato da una serie di
conflitti, per i quali occorre trovare sempre nuove forme di regolazione.
Apprendimento organizzativo
Mi sembra di poter coerentemente tratteggiare il modello
organizzativo a cui mi sono ispirato e che ritengo possa essere utile aver presente, nel
contesto normativo e sociale attuale. E stato definito modello
cooperativo-collegiale per le sue caratteristiche di apertura, flessibilità e
collegialità. I criteri distintivi possono essere riassunti nei concetti di: condivisione
da parte dei soggetti interni ed esterni coinvolti con una mediazione ricorrente e la
valorizzazione delle convergenze; partecipazione che promuove il confronto nella
discussione collegiale e nella consultazione e sollecita i contributi con una divisione
dei compiti e rotazione degli incarichi; trasparenza che implica la possibilità di
sapere in ogni momento i soggetti agenti, le attività avviate, le decisioni presi ed i
documenti elaborati; gradualità con lelaborazione del primo documento e
integrazioni e modifiche successive; ciclicità o andamento ricorsivo
dallobiettivo, al controllo, alla revisione; pianificazione nelle sue varie
fasi di definizione degli obiettivi, indicazione dei risultati attesi, articolazione dei
soggetti, attribuzione dei compiti e delle fasi di lavoro, quantificazione dei tempi,
analisi dei vincoli, stima delle risorse.
La massima efficacia di questo modello si attua quando
viene favorita la possibilità del passaggio da un apprendimento individuale ad uno
organizzativo. Lapprendimento organizzativo avviene quando i membri
dellorganizzazione agiscono come attori di apprendimento per lorganizzazione,
quando cioè, informazioni, esperienze, scoperte, valutazioni di ciascun individuo
diventano patrimonio comune dellintera organizzazione fissandole nella memoria
dellorganizzazione, codificandole in norme, valori, metafore, mappe mentali in base
alle quali ciascuno agisce. Se questa codificazione non avviene gli individui avranno
imparato, ma non le organizzazioni.
Le caratteristiche dellapprendimento
organizzativo (il suo qualcosa in più in rapporto alla somma degli apprendimenti
individuali), vanno rintracciate nelle proprietà strutturali dei contesti di
interazione sociale (vedi lampia letteratura socio-psicologica sul tema). Da qui
deriva che il vero sviluppo dellapprendimento è quello che si verifica con
l"apprendere ad apprendere" la disponibilità costante delle
organizzazioni alla "messa in discussione" delle routine.
Tra apprendere ed agire cè un continuum: nel senso
che si impara agendo. Il conoscere in azione (Shon, 1983) è il cuore stesso
dellidea di apprendimento organizzativo.
Limpresa che apprende incoraggia lapprendimento
dei singoli e contemporaneamente modifica se stessa. Gli studi sul pensiero organizzativo
riflettono sulle modalità in cui si processano informazioni cioè diversi tipi di
conoscenze o competenze.
Lo schema concettuale del modello dellapprendimento
organizzativo ha conquistato una sua fisionomia precisa anche come modello di azione
innovativa in particolare nellenfasi data ai contesti culturali come spazio e
veicolo fondamentale per il cambiamento. Lidea di usare il cervello come metafora
utile alla comprensione delle organizzazioni apre strade nuove ed
"eccitanti", sostiene Morgan. Mentre nelle teorie organizzative tradizionali ci
si preoccupa di studiare come far comunicare le diverse componenti organizzative, la
metafora del cervello ci induce a considerare lorganizzazione stesa come "un
sistema cognitivo, come qualcosa capace non solo di agire ma anche di pensare".
Per imparare ad apprendere, condizione essenziale è
rimanere aperti nei confronti dei cambiamenti ambientali. In altri termini questo
significa che la sfida a progettare organizzazioni capaci di innovarsi è dunque la sfida
a progettare delle organizzazioni che sappiano autorganizzarsi. Infatti se
lorganizzazione non risultasse in grado di cambiarsi alle idee che produce e
sostiene, finirebbe con il bloccare le stesse innovazioni che promuove (Morgan, 1990).
Sono proposti quattro principi guida per sviluppare un
approccio ai problemi organizzativi orientato allapprendimento: - accettare
lerrore e lincertezza come condizione standard di chi opera in ambienti
complessi; - privilegiare approcci che partano dallesigenza di prendere in
considerazione più punti di vista; - prendere in considerazione lesigenza di
definire e verificare i vincoli oltre agli obiettivi nei processi di
pianificazione. Questo comporta che lorganizzazione deve pianificare quello che
vuole evitare e non solo quello che vuole raggiungere.
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